RADURA        [+]
IL GIORNO IN CUI
TORNAMMO AI CAMPI







«Il giorno in cui tornammo ai campi» è un’installazione multimediale site-specific e autoscostruita che si muove tra sperimentazione artistica, ricerca territoriale e riflessione ecologica. Sviluppato nel contesto rurale di Latronico, in Basilicata, nel sud Italia, il progetto si concentra sul Fondovalle del Sinni, una valle plasmata da decenni di ambizioni industriali irrealizzate e dal conseguente abbandono. L’opera si confronta con le tracce materiali e simboliche lasciate da questi processi falliti, reinterpretandole come ecologie stratificate e archivi viventi. Piuttosto che inquadrare questi luoghi come vuoti o rovine, l’installazione li esplora come ambienti complessi in cui memoria, degrado e rigenerazione naturale si intersecano. Nato da un processo di ricerca-creazione dal basso, il progetto propone una contro-cartografia del territorio, che resiste alle logiche estrattive e mette invece in primo piano la vita sottile e generativa che persiste ai margini.









Il progetto si sviluppa come un’indagine site-specific sulle materialità e temporalità stratificate dei paesaggi rurali post-industriali. Ambientato nella Fondovalle del Sinni, si confronta con i residui spaziali lasciati dal fallimento infrastrutturale e dalla discontinuità economica, riorganizzandoli come agenti attivi all’interno di un più ampio metabolismo ecologico e culturale. Piuttosto che documentare il declino, l’opera opera come un sistema compositivo, assemblando dati spaziali, sonori e atmosferici in un quadro reattivo. Resiste sia all’estetica del decadimento che alla retorica del restauro, proponendo invece una metodologia aperta basata sull’osservazione situata, l’interazione lenta e la modulazione sperimentale. 

Da questo processo emergono tre output come articolazioni interdipendenti, ciascuna delle quali non funziona come un’opera autonoma, ma come un’interfaccia percettiva e operativa. Insieme, formano un sistema composito attraverso il quale il paesaggio non viene rappresentato, ma riconfigurato in tempo reale. Ogni articolazione coinvolge un registro diverso, visivo, spaziale, atmosferico, eppure tutte si fondano sullo stesso gesto epistemico: ascoltare il territorio non come oggetto, ma come co-agente.