Siamo un’associazione e un collettivo di ricerca e pratica artistica nato in Basilicata come osservatorio attivo sui territori rurali e montani, per esplorare le relazioni tra arte, tecnologia ed ecologia attraverso pratiche site-specific, partecipative e sperimentali.
Un luogo, una necessità, uno spazio illuminato entro il fitto di un bosco incolto e poco accogliente che è quello della produzione culturale delle aree rurali. Attraverso gli strumenti della ricerca territoriale, della pratica artistica, delle competenze relative alle ultime tecnologie, RADURA si propone di dare spazio a una nuova identità al territorio lucano, un’identità tutta da costruire grazie alla creazione di reti tra associazioni, enti e realtà, con particolare attenzione per quelle nate dal ritorno e dall’investimento giovanile.
RADURA opera in una dimensione post-naturale e interlocale, indagando come le infrastrutture digitali, artigianali o relazionali, possano farsi strumenti di ascolto, rappresentazione e cura dei paesaggi. Con sede fisica sulle rive del fiume Sinni, in un ex fabbrica di calzini, la nostra pratica agisce come nodo connettivo tra ricercatori, artisti, cittadini e istituzioni, contribuendo alla ridefinizione del ruolo dell’arte come agente ecologico e sociale all’interno dei processi di sviluppo locale.
.RADURA opera in una dimensione post-naturale e interlocale, indagando come le infrastrutture digitali, artigianali o relazionali, possano farsi strumenti di ascolto, rappresentazione e cura dei paesaggi. Con sede fisica sulle rive del fiume Sinni, in un ex fabbrica di calzini, la nostra pratica agisce come nodo connettivo tra ricercatori, artisti, cittadini e istituzioni, contribuendo alla ridefinizione del ruolo dell’arte come agente ecologico e sociale all’interno dei processi di sviluppo locale.
Vogliamo dare forma a un archivio disordinato e trasformativo. Un insieme di tracce materiali, orali e visive, capaci di generare nuove letture del presente e creare connessioni attraverso la ricerca multidisciplinare. Un fare che si alimenta delle esperienze che attraversiamo e si apre al dubbio in un processo aperto e situato, che nasce dall’incontro, dall’errore, non cerca risposte definitive, ma nuove domande.