INTERFACCE
POPOLARI
POPOLARI
Interfacce Popolari esplora l'intreccio tra patrimonio del passato e urgenze contemporanee attraverso metodologie ibride tecnologiche e artigianali. Il progetto nasce dal ritrovamento di oggetti artigianali in un
vecchio fienile della Basilicata, manufatti dimenticati che hanno un duplice significato: materiali tangibili e testimonianze simboliche di una cultura produttiva profondamente radicata nel patrimonio rurale. Da questi
oggetti emerge un percorso critico che mette in discussione le logiche del design tecnologico contemporaneo, ponendo al centro una riflessione sulla sostenibilità e sul rapporto tra tecnologia e contesto culturale. Il progetto si basa su un'analisi critica di pratiche come la riparazione, lo smontaggio,l'adattamento e la reinvenzione, caratteristiche dei processi di adattamento della cultura rurale.
vecchio fienile della Basilicata, manufatti dimenticati che hanno un duplice significato: materiali tangibili e testimonianze simboliche di una cultura produttiva profondamente radicata nel patrimonio rurale. Da questi
oggetti emerge un percorso critico che mette in discussione le logiche del design tecnologico contemporaneo, ponendo al centro una riflessione sulla sostenibilità e sul rapporto tra tecnologia e contesto culturale. Il progetto si basa su un'analisi critica di pratiche come la riparazione, lo smontaggio,l'adattamento e la reinvenzione, caratteristiche dei processi di adattamento della cultura rurale.
Non possiamo però costruire il futuro senza prima pensarlo. Qual è allora il rapporto tra il pensiero e l'azione? A questa domanda, il teorico e l'artigiano darebbero risposte diverse.
Making, Tim Ingold
Making, Tim Ingold
Folk Interfaces – Handing Down Is Open Source è un laboratorio aperto e sperimentale che esplora l’intreccio tra il patrimonio del passato e le urgenze contemporanee attraverso metodologie ibride che uniscono tecnologia e artigianato. Il progetto nasce dal ritrovamento di oggetti d'uso in un vecchio fienile in Basilicata: manufatti dimenticati che racchiudono un duplice significato: materiali tangibili e testimonianze simboliche di una cultura produttiva profondamente radicata nel patrimonio rurale. Da questi oggetti emerge un percorso critico che mette in discussione la logica del technological design contemporaneo, ponendo al centro una riflessione sulla sostenibilità e sul rapporto tra tecnologia e contesto culturale.
Il progetto si fonda su un’analisi critica di pratiche quali la riparazione, lo smontaggio, l’esaptazione e la reinvenzione, tratti distintivi dei processi di adattamento tipici della cultura rurale, dove la sensibilità umana si confronta con l’urgente necessità di reinterpretare e rigenerare i materiali, infondendovi nuovi significati simbolici e funzionali.
Abbracciando questa filosofia del riutilizzo creativo, il progetto trasforma materiali obsoleti, residui del mondo preindustriale, della cultura contadina, dell’agropastoralismo appenninico e degli strumenti quotidiani della vita della classe operaia e della piccola borghesia, in nuove risorse per un tipo di design che resista all’obsolescenza e al consumo lineare.
Abbracciando questa filosofia del riutilizzo creativo, il progetto trasforma materiali obsoleti, residui del mondo preindustriale, della cultura contadina, dell’agropastoralismo appenninico e degli strumenti quotidiani della vita della classe operaia e della piccola borghesia, in nuove risorse per un tipo di design che resista all’obsolescenza e al consumo lineare.
Questa forma di disobbedienza tecnologica non è solo un intervento pratico, ma un atto deliberato di resistenza culturale e politica: un gesto di riappropriazione che trasforma la produzione materiale in un atto collettivo di opposizione, mettendo in discussione in modo critico le dinamiche standardizzanti delle logiche produttive contemporanee. Analizzando gli strumenti tradizionali attraverso la lente del design dell’interazione, il progetto rivela come questi oggetti incarnino qualità di usabilità e accessibilità che prefigurano i paradigmi delle moderne tecnologie interattive. Efficienza, efficacia, sicurezza, utilità e facilità d’uso emergono come tratti distintivi, mentre la trasmissione del know-how, basata sull’apprendimento diretto e imitativo, richiama le dinamiche pedagogiche delle interfacce utente naturali (NUI).
I manufatti della cultura contadina possono essere reinterpretati come proto-interfacce in grado di
instaurare un dialogo fluido e intuitivo con il corpo umano attraverso
stimoli sensoriali e cognitivi.
Il rapporto tra utente e strumento, radicato in un’interazione immediata e diretta, costituisce un’eredità progettuale che intreccia tradizione materiale e memoria culturale. Questi oggetti, nella loro intrinseca raffinatezza, offrono preziose intuizioni sull’ingegno umano nel plasmare la materialità per soddisfare esigenze concrete, generando manufatti che appartengono contemporaneamente al regno della funzione pratica e alla memoria culturale. Essi emergono come interfacce che mediano relazioni complesse tra le persone, i loro ambienti e le loro comunità, conservando una memoria dinamica che viene tramandata e rimodellata attraverso le generazioni.